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Celano (CS): il governo golpista boliviano rende omaggio ai militari che hanno assassinato "Che" Guevara

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 di Maddalena Celano, responsabile esteri

Il governo golpista boliviano minaccia di uccidere "cubani, venezuelani e argentini”. La cultura reazionaria boliviana ha raschiato il fondo del barile.

La presidente golpista della Bolivia, Jeanine Áñez, ha presieduto un evento, questo 9 ottobre 2020, per rendere omaggio ai 47 soldati boliviani morti nel 1967, mentre si scontravano con la roccaforte della guerriglia guidata da 'Che' Guevara, che fu poi catturato e giustiziato a La Higuera, durante la dittatura di René Barrientos, un alleato degli Stati Uniti che offrì, peraltro, rifugio anche a diversi nazisti fuggiaschi.

La presidente ha descritto la morte dei guerriglieri del “Che” come “assassini codardi", appellando i mercenari boliviani come “eroi” che hanno fermato il “Che” e la sua “invasione criminale e comunista”. “La lezione che noi boliviani abbiamo dato al mondo, con la sconfitta e la morte di 'Che' Guevara in Bolivia, è che la dittatura comunista qui non ha spazio, né il comunista, né il fascista, né il populista; nessuna dittatura passerà e metterà radici in questa nazione e in questo suolo”, ha affermato la presidente golpista.

Durante la cerimonia, Jeanine Áñez ha sottolineato che potrebbero esserci differenze di idee tra i vari progetti politici, ma il popolo boliviano non permetterà mai che la tirannia si stabilisca nel Paese. Añez ha riconosciuto il valore dei 47 mercenari caduti a Ñancahuazú e ha fatto riferimento al fatto che si è sentita orgogliosa e soddisfatta quando ha compiuto l'atto di riparazione alla memoria dei famigerati mercenari.

“Noi boliviani vogliamo una democrazia, il miglior tributo e compenso ai boliviani caduti per fermare il “Che” e la sua invasione criminale e comunista, è costruire ora e insieme, la libertà e la democrazia che tutta la Bolivia desidera”, ha affermato.

"Che Guevara, il suo messaggio di morte e il suo scopo di insanguinare la Bolivia si sono incontrati con il popolo boliviano, e oggi questo popolo boliviano, tomba dei tiranni, costruisce la sua democrazia e issa la sua libertà con gioia", ha detto congratulandosi con le forze armate per la sconfitta di quello classificato come invasore comunista.

Nello stesso atto, il ministro della Difesa boliviano, Fernando López Julio, ha indicato che 53 anni fa i guerriglieri del 'Che' "arrivarono ad imporre con le armi un modello politico ed economico" e ha ammonito che “cubani, venezuelani, argentini o chiunque sia, troveranno la morte nei nostri territori”.

 Inoltre, López ha criticato l'ex presidente della Bolivia, Evo Morales, per aver scambiato "l’orgoglio per la vergogna" e per aver "macchiato l'onore" delle forze armate boliviane.

Uno dei motti che Fidel Castro ed Ernesto Guevara hanno gridato, con massima veemenza, è stato "patria o morte", di fronte alla folla che rispondeva sempre "vinceremo". Decenni dopo che lo slogan della Cuba socialista divenne un emblema dei movimenti progressisti latinoamericani, l'ex presidente boliviano Evo Morales riuscì a far cantare, inni rivoluzionari e progressisti,  anche alle truppe del suo paese.

Questo è successo durante gli anni di Morales, fino a questo venerdì 9 ottobre 2020, quando il governo della presidente golpista e fascista, Jeanine Áñez, ha tenuto un "atto di riparazione" senza precedenti verso i mercenari che hanno posto fine alla vita della guerriglia guevarista, in quel paese sudamericano. "Congratulazioni per la sconfitta dell'invasore comunista", ha detto venerdì mattina la leader golpista, in una cerimonia davanti ai soldati che hanno partecipato alla campagna del 1967.

In realtà, la storia tra le forze armate di quel paese sudamericano e la guerriglia argentino-cubana ha radici profonde.

Quando Ernesto Guevara fu catturato, 53 anni fa, in una delle valli boliviane, i militari lo celebrarono come atto di difesa della sovranità del loro paese. Così ha raccontato alla stampa, Teófilo Zárate, presidente della Confederazione degli ex combattenti di Ñancahuazú, la riserva di mercenari che, più di mezzo secolo dopo, afferma ancora di aver sconfitto militarmente il Che. "Siamo andati per adempiere a un dovere e obbedire alla chiamata del paese", ha detto il militare in pensione (ma in uniforme da campagna) in un atto senza precedenti in cui il governo transitorio ha riparato i soldati che hanno combattuto nel 1967.

In realtà è tutto falso, perché “Che” si preparò a entrare in Bolivia, almeno due anni prima del suo arrivo in quel paese.

Aveva già il sostegno di militanti boliviani fedeli e diversi sostegni politici, ma ha anche affrontato comunisti critici e l'immediato rifiuto del governo dell'epoca che incontrò il supporto dei Servizi Segreti Statunitensi.

Il progetto di Guevara di "esportare la Rivoluzione cubana" in Sud America viene segnalato come un fallimento militare, ma non si nega che quanto accaduto, più di mezzo secolo fa, lo ha reso un'icona della sinistra latinoamericana.

Fu fucilato il 9 ottobre 1967 in una città vicino a Vallegrande, nel sud-est della Bolivia. Trent'anni dopo, secondo quanto assicurato dalla polizia scientifica di Cuba, i resti della cosiddetta "guerriglia eroica" furono trovati in quella città e successivamente trasferiti a Cuba.

La squallida riparazione reazionaria

Durante i quasi 14 anni di governo di Evo Morales, i "combattenti" della guerriglia contro il Che furono rivendicati in diverse occasioni .

Le azioni militari in omaggio ai mercenari che hanno combattuto il socialista argentino-cubano, Ernesto “Che” Guevara,  non sono mai stati proibiti, ma quelle azioni sono state messe in secondo piano, di fronte alle apparizioni di Morales con intellettuali e artisti cubani, come Silvio Rodríguez.

Per questo motivo, quest'anno, il governo golpista della Bolivia ha deciso di compiere un "atto di riparazione" verso i militari che hanno partecipato a quel conflitto armato.

Dopo le dimissioni di Evo Morales e l'insediamento della golpista, la Bolivia ha ordinato la partenza di oltre 700 cubani che lavoravano come medici o insegnanti nelle aree più povere del paese, e le sue relazioni con l'isola caraibica si sono congelate. Un segnale ben diverso da quello che l'ex presidente boliviano ha inviato, in innumerevoli occasioni, quando ha incoraggiato i suoi seguaci con il grido di Fidelista e Guevarista "fino alla vittoria sempre".

Ernesto Che Guevara è morto cinquantatré anni fa, nelle terre selvagge della Bolivia, vicino a Vallegrande. È stato catturato a Quebrada del Yuro, un arido burrone vicino alla città di La Higuera, dove ha trascorso la sua ultima notte in una piccola scuola, che è ancora lì. La mattina successiva è stato giustiziato per ordine del presidente boliviano e dell'ufficiale della CIA, che era presente durante il suo interrogatorio. La sua salma è stata trasportata in aereo a Vallegrande, dove è stata esposta alla stampa. Fu lì che fu scattata l'iconica fotografia di un Guevara simile a Gesù Cristo che divenne famoso, insieme a quella che Alberto Korda gli fece all'Avana nel 1960, in cui lo si vede indossare il suo berretto con una stella. Ora appare su milioni di t-shirt e poster, in tutto il mondo. Un mondo che non avrebbe riconosciuto.

Ricordiamo il “Che” più per gli eventi epocali accaduti meno di un anno dopo la sua morte, quando nel 1968 centinaia di migliaia di giovani scesero in piazza in dozzine di capitali e università di tutto il pianeta e cambiarono il modo di vivere: loro, i loro figli e, oggi, i figli dei loro figli.

Il medico argentino ha difeso varie idee e cause durante la sua vita.  Il Che si è opposto alla dipendenza di Cuba dalla canna da zucchero. Ma nel 1970 Castro aveva impegnato il suo paese a produrre dieci milioni di tonnellate di zucchero per l'Unione Sovietica, cosa che ha sconvolto l'economia dell'isola.

Il Che ha anche lottato per la creazione di un "uomo nuovo", attraverso il socialismo cubano, e contro i vizi del regime precedente, incentrato sul turismo di massa, la prostituzione e il gioco d'azzardo. 

Tuttavia, il Che divenne famoso in tutto il mondo per aver cercato di diffondere le idee della rivoluzione cubana. Ha provato a farlo come un osservatore perspicace di ciò che è realmente accaduto nella Sierra Maestra: una rivoluzione sotto la minaccia delle armi. Ha predicato la lotta armata a centinaia, se non migliaia, di giovani entusiasti in America Latina e in Africa; ha dato la sua vita per essa, e loro la loro. Fino al 1979, in Nicaragua, nessuno dei “fochi rivoluzionari” che lui, o Castro, cercarono di accendere nella regione sopravvisse, tanto meno furono alimentati. I risultati di queste battaglie purtroppo non furono le gloriose istantanee di uomini barbuti che entrarono a L'Avana, nel gennaio 1959, ma piuttosto colpi di stato reazionari, torture contro la gioventù progressista, centinaia di sparizioni e migliaia di vite studentesche perse invano.

Quando, dopo diversi anni,  la sinistra finalmente salì in massa al potere, in varie nazioni latinoamericane, il suo percorso e le sue caratteristiche non assomigliavano molto alla visione del Che. Tuttavia l’ideale unionista, anti-imperialista e progressista restò in vita. Abili leader sindacali e indigeni, intellettuali carismatici, cospiratori militari, sindaci e legislatori innovatori sono gradualmente aumentati, tra le fila dei loro partiti politici, dei loro sistemi elettorali e dei governi dei loro paesi.

Una volta in carica, non hanno governato come avrebbe voluto il Che, tuttavia attuarono riforme coraggiose e popolari. Erano tutt'altro che rivoluzionari idealisti: si tratta piuttosto di riformatori socialdemocratici (nel senso più genuino del termine), cristiano-democratici moderati o nazionalisti con una visione del sociale audace.

Alcuni di loro hanno sollevato milioni di loro concittadini dalla povertà e dalla disuguaglianza, altri hanno rafforzato le istituzioni democratiche nel tempo, e alcuni sono sopravvissuti al potere proprio grazie all’aiuto di Cuba e dei  cubani.

Tuttavia, i milioni di giovani in tutto il mondo che indossano l'effige del Che sul petto sono il prodotto di ciò che è venuto a simboleggiare. Gli studenti scesi in piazza a Berkeley e Riverside Heights, a Città del Messico e nella Rive Gauche di Parigi, a Praga e Milano, a pochi mesi dalla sua morte, portavano già manifesti e striscioni del rivoluzionario-martire. Loro, a differenza di lui, hanno cambiato radicalmente il mondo, sebbene non nel modo in cui il rivoluzionario argentino-cubano si sarebbe aspettato.

La loro ribellione era esistenziale, culturale, generazionale e contro la guerra e ha posto le basi per le libertà di cui tutti godiamo oggi, almeno nelle nazioni occidentali, in America Latina e in buona parte dell’ Asia. La libertà delle donne di vivere il proprio corpo come meglio si crede e combattere gli innumerevoli abusi; la libertà delle persone di colore di votare e combattere il razzismo dove si manifesta; la libertà degli studenti universitari di partecipare alla progettazione e realizzazione di piani educativi; la crescente possibilità per le persone con diversi orientamenti sessuali di uscire dall'ombra; la libertà di scelta che abbiamo tutti di vivere la nostra sessualità, l'amore e l'età adulta: tutte queste gioie della vita nel 21° secolo, in un modo o nell'altro, derivano da quegli anni Sessanta, del secolo precedente.

Per eterogenesi dei fini, “Che” Guevara divenne un'icona culturale, non politica o ideologica. 

Tuttavia, il suo contributo politico contro l’ imperialismo, contro il liberal-capitalismo e contro l’ omologazione globalista dei popoli, resiste eroicamente e nonostante tutto, attraverso il contributo di diversi leader rivoluzionari, in America Latina, Africa e Asia.

Breve Biografia del martire-rivoluzionario “demonizzato”

Ernesto Guevara  Lynch de la Serna (Rosario, Argentina, 14 giugno del 1928  - La Higuera, Bolivia, 9 ottobre del 1967), noto come “Che” Guevara,  fu un medico, politico, guerrigliero, scrittore, giornalista, fotografo e rivoluzionario comunista argentino, naturalizzato cubano.

Fu uno degli ideologi e comandanti della Rivoluzione Cubana. Guevara ha partecipato dalla rivolta armata fino al 1965, successivamente si dedicò all'organizzazione dello Stato Cubano. Ha ricoperto diversi incarichi di alto livello, nella sua amministrazione e nel suo governo, in particolare nell'area economica. È stato presidente della Banca Nazionale, direttore del Dipartimento di Industrializzazione  dell'Istituto nazionale di riforma agraria (INRA) e Ministro dell'Industria. In ambito diplomatico ha ricoperto il ruolo di capo, in diverse missioni internazionali.

Convinto della necessità di estendere la lotta armata in tutto il “terzo mondo”, Che Guevara ha promosso l'installazione di " fochi” di guerriglia in diversi paesi dell'America Latina. Tra il 1965 e il 1967, ha combattuto lui stesso in Congo e Bolivia. In quest'ultimo paese, fu catturato e giustiziato clandestinamente dall’ esercito boliviano, in collaborazione con la CIA, il 9 mese di ottobre, 1967.

La sua figura, quale simbolo di rilevanza mondiale, suscita nell'opinione pubblica grandi passioni, sia “pro” che “contro”. Per molti dei suoi sostenitori rappresenta la lotta contro le ingiustizie sociali, mentre i suoi detrattori lo giudicano negativamente.

Il suo ritratto fotografico, opera di Alberto Korda, è una delle immagini più riprodotte al mondo, sia nell'originale che nelle varianti che riproducono il contorno del suo volto, per uso simbolico.

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