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La necessità dell’assetto teorico nell’avanguardia della classe operaia

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Domani, sabato 22, si terrà a Roma l’assemblea nazionale per la ricerca dell’unità per un partito comunista in Italia. Obiettivo importante che richiede un grande lavoro di costruzione che non può non partire dalle fondamenta, ovvero dall’assetto teorico. Questo breve scritto vuole essere un contributo alla discussione.

Si sono svolte in questi mesi importanti iniziative da parte delle operaie e degli operai contro la prepotenza e l’arroganza della classe dominante, di Confindustria e di un Governo, d’altronde come tutti i governi borghesi, leccapiedi dei padroni. Una spinta importante è stata data dai lavoratori della GKN e lo slogan “insorgiamo” sta facendo convergere altre lotte, tanti altri lavoratori in lotta in altri luoghi, contro altri padroni.

La convergenza delle lotte particolari in una unica lotta di classe generale, contro la classe dominante capitalistica, e contro lo Stato, anch’esso capitalista guidato da un Governo genuflesso agli interessi degli industriali di Confindustria, è necessaria per far riemergere un senso di appartenenza di classe ma sicuramente non è sufficiente. Senza una profonda e consapevole coscienza del proprio ruolo storico di operaio, e senza una reale comprensione delle forze degli attuali attori della produzione, non si va da nessuna parte e il probabile risultato rimane lo spegnersi del fuoco della lotta. In definitiva, senza una profonda istruzione e conoscenza del socialismo scientifico, senza coscienza di classe, la lotta rimane senza una guida certa. Rimane, quindi, necessario un partito che, in quanto avanguardia della classe operaia, guidi la classe stessa verso l’obiettivo del socialismo. Dopotutto, il partito, in quanto avanguardia, è parte della classe stessa degli operai, non estranea ad essa e ciò implica che tale organizzazione debba avere tra le sue fila il meglio delle operaie e degli operai coscienti.

Per fare un passo in avanti decisivo, quindi, e soprattutto per avere un minimo di prospettiva politica che vada ad influenzare le condizioni materiali della classe operaia, è necessario che le operaie e gli operai studino e comprendano in modo chiaro la concezione materialistica della storia e la centralità della produzione. Studino, in definitiva, il socialismo scientifico ma su buoni libri.

Una lotta solo politica, senza una lotta teorica, non è assolutamente sufficiente. Una lotta nelle piazze rimane un fuoco di paglia se non viene resa viva dallo studio teorico, il quale rimane il solo faro per una comprensione strategica della lotta di classe. La vera forza che spaventa realmente i padroni è nella triplice lotta: teorica, politica ed economica. E gli operai devono rendersi conto di ciò al più presto.

Dopotutto, se non si hanno le basi teoriche non è possibile distinguere il vero dal falso, e successivamente eliminare il revisionismo del marxismo-leninismo, sempre in agguato. Il comunismo, per non parlare del socialismo, organizzato in partiti politici è pieno di revisionismo e opportunismo, difficile da stanare se non si hanno gli strumenti teorici precisi. Sarebbe dannoso che la guida di una lotta fosse portata avanti da elementi revisionisti organizzati. E di partiti comunisti e socialisti revisionisti in Italia ne abbiamo davvero tanti.

Le operaie e gli operai in lotta devono comprendere con assoluta chiarezza, che la loro guida è quella organizzazione politica che impone lo studio poiché insegna il socialismo scientifico; quella organizzazione marxista-leninista, anti-trotskista, avanguardia della classe operaia, per il raggiungimento della società socialista e della dittatura del proletariato. Abbiamo più volte rimarcato, e qui lo ripetiamo, che l’organizzazione politica in grado di guidare la classe operaia verso la propria emancipazione ha l’obiettivo politico di realizzare il socialismo in quanto sistema di società che si basa sulla proprietà comune dei mezzi di produzione, con la consapevolezza che il tragitto tra il capitalismo e il socialismo richiede un lungo periodo di dittatura del proletariato. Gli operai devono studiare, devono acquisire gli strumenti necessari alla lotta, poiché solo studiando si diventa capaci di avversare dal punto di vista teorico e politico l’opportunismo, il riformismo, il “falso” socialismo e il revisionismo del marxismo-leninismo.

Le operaie e gli operai hanno in mano il proprio destino e la propria emancipazione. Ma non solo. Essi hanno in mano l’emancipazione di tutte le donne e di tutti gli uomini, poiché, come afferma Marx nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, l’emancipazione reale delle operaie e degli operai è condizione necessaria per l’emancipazione reale delle donne e degli uomini: “dal rapporto del lavoro estraniato con la proprietà privata segue inoltre che l’emancipazione della società dalla proprietà privata, ecc., dalla schiavitù si esprime nella forma politica dell’emancipazione degli operai, non già come se si trattasse soltanto di questa emancipazione, ma perché in questa emancipazione è contenuta l’emancipazione universale dell’uomo; la quale è ivi contenuta perché nel rapporto dell’operaio con la produzione è incluso tutto intero l’asservimento dell’uomo, e tutti i rapporti di servaggio altro non sono che modificazioni e conseguenze del primo rapporto.”

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