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Convergenza Socialista è contro la guerra imperialista e contro l’invio delle armi in Ucraina

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La fusione dell’atlantismo con il nazismo *

Preambolo

Il partito marxista-leninista, Convergenza Socialista, si pone con forza tra quelle organizzazioni politiche che non hanno timore di dire alle italiane e agli italiani, alle lavoratrici e ai lavoratori: basta mandare armi all’Ucraina.

Dopo la visita di Draghi, Macron, Scholz e Iohannis a Kiev da Zelensky, è toccato a Boris Johnson in quella che ormai è diventata una passerella glamour di visite, promesse, a beneficio di qualche fotografo, di qualche intervistatore. Ciò, però, non cambia e non cambierà la storia. 

Dopo decenni di espansione NATO, con il consenso dei tecnocrati e dei politici dell’Unione Europea, dopo che NATO, Unione Europea, Regno Unito e Stati Uniti hanno deriso e liquidato qualsiasi linea rossa strategicamente importante per la Russia e la sua sicurezza nazionale, si è arrivati alle operazioni speciali in territorio ucraino. È un fatto certificato che la NATO abbia violato l’accordo di non espansione verso est e che, invece, dopo la caduta del Muro di Berlino, abbia iniziato lentamente ad espandersi sino ad arrivare oggi ai confini con la Russia. Annettendo nella NATO Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria nel 1999, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria e Romania nel 2004, Albania e Croazia nel 2009, Montenegro nel 2017, e Macedonia del Nord nel 2020, la NATO ha de facto certificato la sua natura offensiva. Difatti, nel 2014, sono proprio le nazioni e le istituzioni imperialiste a guidare l’operazione Euromaidan del 2013-2014, ovvero il colpo di Stato che rovescia Janukovyč, presidente ucraino democraticamente eletto. Ciò ci pone nella condizione di condannare e denunciare con fermezza le politiche imperialiste della NATO, con a capo gli USA, e l’atteggiamento guerrafondaio dell’Unione Europea. La crisi ucraina non scoppia a fine febbraio ma inizia nel 2013-2014 con il colpo di stato che sancisce la fine del mandato del Presidente Janukovyč, democraticamente eletto, e nomina un governo corrotto, antirusso, atlantista e genuflesso al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e al World Economic Forum (WEF).

L'espansione verso est, anche se richiesta da governi sovrani di paesi che sono passati sotto l’egemonia sovietica, direttamente o indirettamente, e che hanno evidenti ragioni storiche per temere la Russia, ha ribaltato gli equilibri di potere in Europa creando, nella Russia, un’autentica sindrome da accerchiamento. Ci troviamo di fronte a una situazione politica molto grave nel mondo, forse la più grave dalla seconda guerra mondiale. Il dilemma è chiaro e terribile.

Dal colpo di stato del 2014 ad oggi, l’esercito ucraino e i gruppi armati nazisti hanno bombardato il Donbass uccidendo 14-mila persone tra civili e militari; dal colpo di stato ad oggi, organizzazioni naziste sono state santificate, riconosciute dai governi ucraini ed addestrate ad hoc. È provato, proprio grazie alle operazioni speciali russe, come la NATO fosse già in Ucraina, insieme alle sue armi, anche non essendone parte ufficialmente. Non solo sono stati ritrovati diversi laboratori virologici/biologici per la potenziale fabbricazione di armi batteriologiche a selezione genetica, ma anche computer e portatili etichettati NATO.

Ora, la mossa della Russia di dire basta a questa studiata operazione della NATO e dell’Unione Europea a ridosso del suo confine, il cui obiettivo politico rimane lo smembramento del Paese, ha fatto emergere tutta la unilateralità e la corruzione dei media mainstream, italiani e internazionali, e ha fatto emergere, grazie all’avanzata delle forze armate russe, le operazioni di preparazione che la NATO e gli USA stavano organizzando in Ucraina. Naturalmente contro la Russia.

Dopotutto, il leader russo, in questi ultimi mesi, è sempre stato molto chiaro. Perseguire l'obiettivo di smilitarizzazione e denazificazione dell'Ucraina, nonché cercare di assicurare alla giustizia coloro che hanno commesso crimini sanguinosi contro i civili, compresi i cittadini russi. Possiamo affermare che è ormai chiara la riemersione del nazismo il quale partendo dall’Ucraina abbraccia ora l’intero establishment atlantista. Il cosiddetto Occidente, quello della NATO, degli USA, del Regno Unito e dell’Unione Europea, condivide, alimenta e assorbe la deriva nazista che ha nell’Ucraina il punto di svolta. Altrimenti non si spiegherebbe la retorica martellante dei nostri media, giornali, politici e partiti che incitano interi popoli alla guerra. Non si spiegherebbe l’invio di armi destinate, palesemente, alle milizie naziste come i battaglioni Aidar, Dnepr-1, Dnepr-2, Tornado (ex battaglione "Shakhtersk"), il reggimento Azov e Settore Destro, il quale conterebbe circa ventinove battaglioni. Non si spiegherebbe l’enorme montagna di fake news vomitate quotidianamente al pubblico inerme e senza punti di riferimento. Sull’invio di armi, avevamo già denunciato il 1° marzo che ciò avrebbe comportato l’entrata dell’Italia nel conflitto e che tali armi, tra cui missili Stinger antiaerei, missili Spike controcarro, mitragliatrici Browning, mitragliatrici Mg e munizioni, sarebbero arrivate nelle mani dei nazisti delle varie milizie che scorrazzano in Ucraina. Consegnare, quindi, armi al governo Ucraino ha significato consegnare armi alle milizie naziste, nonostante (pare assurdo) che la famiglia del presidente dell'Ucraina, Zelensky, sia ebraica. Il nonno di Zelensky, difatti, combatté nell'esercito sovietico durante la seconda guerra mondiale e il suo bisnonno, insieme a tre fratelli, furono uccisi dai nazisti durante l'Olocausto. La realtà supera spesso, e di molto, la fantasia.

L’Ucraina, sin dall’Euromaidan del 2014, ha avuto il tempo di prepararsi, insieme alla NATO, ad attaccare in modo definitivo, almeno nelle loro menti, la Crimea, il Donbass e probabilmente la Russia stessa. Vale la pena ricordare, infatti, che l'Ucraina ha offerto la possibilità alla NATO di installare basi nucleari nel suo territorio in cambio della garanzia della sua sovranità e della sicurezza dei suoi confini.

Combattere il nazismo è un dovere imprescindibile, una necessità storica per tutti. Il nazismo, il fascismo sono derive politiche delle borghesie, del capitalismo, in avanzato stadio di putrefazione. Combattere il nazismo implica, quindi, smantellare in modo definitivo l’Unione Europea in quanto sovrastruttura nemica delle classi operaie e lavoratrici salariate d’Europa. Combattere il nazismo implica altresì smantellare con decisione la NATO in quanto braccio armato dell’imperialismo degli Stati Uniti d’America.

Dal 2014, l'estrema destra ha rafforzato la sua presenza nelle strade in Ucraina. L'estrema destra, in particolare il battaglione Azov, con l’ex ministro dell'Interno Arsen Avakov, considerato il patrono dell'Azov, è dichiaratamente composto da nazisti ed esegue ordini direttamente dall’alto comando. Come è possibile, allora, mandare armi in Ucraina quando vi è l’altissima probabilità che tutto vada nelle mani dei nazisti oppure nel mercato nero delle armi?

Il Governo Draghi, la politica nazionale e i media mainstream

Fregandosene della Costituzione italiana, come spessissimo i nostri Governi fanno per fini economici e militari di parte, il Governo Draghi ha deciso di inviare armamenti in Ucraina, entrando così direttamente nel conflitto in corso, e de facto dichiarare guerra alla Russia. Naturalmente, il Governo Draghi, così come qualsiasi altro governo in una società capitalistica, ha l’obiettivo di fare gli interessi dei capitalisti atlantisti, e questo, diciamocelo, lo fa abbastanza bene. Inviare armi in Ucraina, ovvero al Governo ucraino, significa però consegnare armi anche ai nazisti delle varie milizie presenti in Ucraina. Per la proprietà transitiva, quindi, se l’Italia consegna le armi al Governo ucraino che, a sua volta, le consegnerà anche alle milizie naziste, come i battaglioni Azov, Aidar, Settore Destro, Dnepr-1, Dnepr-2 per difendersi dai russi, ciò significa che il Governo Draghi sta armando anche i nazisti in Ucraina. Ciò significa che il Governo Draghi, quindi l’intero Paese Italia, finanzia gli obiettivi del nazismo e dei seguaci, eredi del criminale di guerra Stefan Bandera. In parole ancora più povere, le nostre tasse finanziano il nazismo in Ucraina, e di conseguenza, in Europa.

Draghi, però, non è solo un esponente di un vasto campo politico a servizio dell’atlantismo. Per comprenderlo è necessario prendere in considerazione il livello di corruzione delle classi politiche e degli organi d’informazione nel mondo cosiddetto occidentale, atlantista. Chi decide non è la politica bensì il Fondo Monetario Internazionale, il World Economic Forum, la Banca Mondiale (BM), il grande capitale, i complessi militari industriali, ecc. Le istituzioni borghesi, i parlamenti, le classi politiche amiche, eseguono ordini. Ed è così che il piano premeditato di spingere la Russia alle corde ha attivato immediatamente le sanzioni, senza limiti, surreali che saranno solo ed esclusivamente le classi popolari, i lavoratori, le operaie e gli operai d’Europa a pagare. Non pensiate che i tecnocrati europei e la classe politica italiana saranno mai scalfiti dagli aumenti della benzina o del gasolio, dagli aumenti delle bollette di luce e gas, dall’aumento dell’inflazione, dall’aumento dei prezzi dei beni di consumo. Saranno le operaie e gli operai, i lavoratori e i pensionati, i giovani precari, a pagarne amaramente le conseguenze.

Alla genuflessione della politica si associa, in una simbiosi perfetta, la genuflessione dei media. È triste essere testimoni dell’atteggiamento bugiardo dei tanti media, dai programmi televisivi nazionali e locali sino ai quotidiani, che portano avanti la retorica impostata dalle forze imperialiste e dal complesso militare industriale atlantico. È evidente oramai a tutti come sia quotidiana un’informazione unilaterale, unipolare, imposta per volontà altrui. Sappiamo benissimo come sia il grande capitale atlantista ed imperialista ad organizzare la propaganda mainstream che le classi popolari sono costrette ad assorbire quotidianamente.

Questa impostazione antidemocratica, di stampo colonialista, in contraddizione con qualsiasi regola sulla libertà di stampa, ha portato, nel mondo occidentale, alla cancellazione radicale dei canali RT e Sputnik, alla chiusura dei canali YouTube filo-russi e dei canali TASS, Vesti, RIA, ecc., sino ai siti ufficiali del Ministero della Difesa della Federazione Russa e del Comitato Investigativo. Perché? Semplicemente perché le forze imperialiste, il grande capitale atlantico, il complesso militare industriale atlantico che comandano la politica dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, non vogliono che emergano informazioni differenti, magari vere, e spingono affinché la loro retorica emerga con forza come l’unica verità assoluta. Ciò ha spinto la Russia, dalla Duma al Senato, sino alla firma del Presidente Putin, ad approvare all’unanimità la legge contro le fake news, la quale ha costretto testate e televisioni europee e americane a sospendere i servizi dalla Russia. Come mai? Probabilmente perché nell’informazione europea e americana le fake news sono la quotidianità. Dall’uso dei videogiochi, all’uso di immagini e video ripresi da luoghi diversi in epoche diverse. Sono fortunati i nostri media mainstream che non ci sia una legge contro le fake-news in Italia poiché tantissimi, tra canali televisivi e carta stampata, sarebbero de facto delinquenti.

Inoltre, è completa la genuflessione delle forze politiche italiane nei confronti di Zelensky il quale, acclamato da tutto il Parlamento italiano, ha abolito tutte le forze politiche in patria tranne i nazisti. Il governo del banchiere Draghi non solo si è prostrato a Zelensky, andandolo a trovare insieme a Macron, Scholz e Iohassin, ma ha certificato indirettamente la vicinanza dell’Italia alle componenti naziste in Ucraina. Sanzioni e armamenti sono evidentemente gli strumenti dell’imperialismo. Da parte statunitense però, poiché gli europei seguono le indicazioni USA sotto dettatura.

Avevamo anche anticipato le conseguenze delle sanzioni contro la Russia le quali saranno sicuramente pagate dai lavoratori, dalle categorie sociali popolari. Non era complicato prevederlo. Non saranno i capitalisti, la classe politica borghese, il governo Draghi e i tecnocrati europei a pagare le conseguenze delle sanzioni, né tantomeno il soldato Letta insieme al resto della sua truppa. A pagarne le conseguenze sono e saranno i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati, i giovani.

Riteniamo, quindi, che sia giunto il momento storico per lo smantellamento, lo smembramento dell’Unione Europea, primo passo per l’emancipazione reale, la liberazione reale di milioni di donne e di uomini in Europa. Con le cieche sanzioni sponsorizzate dai tecnocrati europei e dalle classi politiche europee in spirito imperialistico contro la Russia, i lavoratori si troveranno a doverne pagare il caro prezzo. Mentre le istituzioni europee spingono affinché l’intera Unione si avvicini, genuflessa, agli Stati Uniti d’America e alle loro politiche espansionistiche e guerrafondaie, i lavoratori dei diversi Paesi europei si ritroveranno con il cerino in mano ma avranno anche l’occasione di comprendere la natura reale dell’Unione Europea.

L’Unione Europea fa gli interessi dei grandi potentati economici e militari internazionali, occidentali, atlantisti mentre, politicamente, rimane fedele come un cagnolino intimidito agli Stati Uniti che guidano, dirigono, senza alcuna opposizione, la NATO. Le operaie e gli operai pagheranno il prezzo delle sanzioni alla Russia. Questo è certo. Mentre i tecnocrati europei saranno al caldo, nelle loro belle case protette dalle onde d’urto delle sanzioni alla Russia, interi Paesi nel mondo ma soprattutto in Europa saranno messi in ginocchio. I paesi più indeboliti e indebitati saranno quelli più esposti. E le classi popolari di questi Paesi si ritroveranno nei guai. Gentiloni, infatti, ha già messo le mani avanti settimane fa dichiarando che le sanzioni nei confronti della Russia avranno “un impatto negativo sulla crescita, anche attraverso ripercussioni sui mercati finanziari, pressioni sui prezzi dell’energia, colli di bottiglia più persistenti nella catena di approvvigionamento ed effetti sulla fiducia che non dovremmo sottovalutare”.

Prepariamoci, quindi, ad un periodo di oppressione e sofferenza causato dalle politiche miopi e imperialistiche di tecnocrati e politici al caldo. Prepariamoci a combattere questa Unione Europea antidemocratica che ha avuto il coraggio di oscurare televisioni, giornali, e siti web in Europa uccidendo così quel poco di libertà di informazione che avevamo, sancendo un monopolio eterodiretto, copia e incolla, delle notizie contro la Russia, e incensando l’opera della NATO che invece rimane una organizzazione imperialista e offensiva il cui scopo è realizzare l’obiettivo politico statunitense ed europeo dello smembramento della Russia in tanti staterelli deboli e facilmente assoggettabili. Dopotutto, l’avversario strategico da sconfiggere rimane la Cina e per arrivare in Cina è necessario stritolare la Russia.

Perché la spasmodica attenzione sull’Ucraina e non altrove?

Rivolgiamo a tutti una domanda molto comune: perché tanta attenzione e aiuto viene prestato all'Ucraina, mentre lo stesso non viene offerto ad altri conflitti armati nel mondo? Innanzitutto, le potenziali conseguenze della guerra sono ragioni sufficienti per prestarvi maggiore attenzione? Quand'è stata l'ultima volta che il mondo è stato così vicino alla minaccia di una guerra nucleare? Ammettiamo che ad altri conflitti non viene prestata sufficiente attenzione.

Il fatto che l'Unione Europea abbia trattato i rifugiati ucraini molto meglio dei loro omologhi siriani e afgani è dovuto al razzismo. È un buon momento per criticare le politiche migratorie e sottolineare che gli aiuti forniti ai rifugiati ucraini dovrebbero essere concessi a tutti i rifugiati, da qualunque parte provengano.

L'Ucraina non è nemmeno una classica democrazia liberale: qui tutti i presidenti cercano di accumulare più potere possibile con meccanismi informali, il parlamento emana leggi incostituzionali e i diritti e le libertà dei cittadini vengono costantemente violati. Anche durante la guerra, il governo ucraino ha approvato una legge che toglie diritti ai lavoratori (bandito il diritto di riunione, di sciopero, banditi tutti i diritti sindacali, etc.), oltre a sopprimere tutta l’opposizione di sinistra, dalla più moderata e socialdemocratica, ai partiti comunisti. Questi ultimi sono stati i primi ad essere stati soppressi. Ma la storia insegna. Gli Stati Uniti potrebbero aver imparato la lezione dalla figura ridicola che hanno fatto in Iraq e in Afghanistan. La Russia ora ha la sua lezione da imparare, e più è forte, meglio è per un mondo multipolare. La sconfitta in guerra ha ripetutamente innescato rivoluzioni, anche in Russia. Dopo che la Russia perse la guerra di Crimea nel 1856, l'impero russo abolì finalmente la schiavitù. La prima rivoluzione russa, del 1905, avvenne poco dopo la sconfitta della Russia nella guerra con il Giappone. La sconfitta in Ucraina potrebbe innescare un'altra rivoluzione. I paesi occidentali condividono la responsabilità di questa guerra. Putin è stato chiaro nell’analisi ieri al Forum di San Pietroburgo: “l’Europa va verso un’ondata di radicalismo e cambio di élite”. Noi condividiamo questa analisi.

L'episodio storico che nasconde l'Ucraina: i nazionalisti che hanno sostenuto Hitler per sbarazzarsi di Stalin

Un ampio settore della popolazione ucraina permise alla Germania di invadere il Paese, nel 1941, per ottenere l'indipendenza dall'URSS, in un atto vergognoso che ancora oggi viene interpretato come atto patriottico e collaborazionista con il nazismo. Quando iniziò l'attuale invasione dell'Ucraina, Vladimir Putin dichiarò pubblicamente che la sua operazione mirava a denazificare l'ex repubblica sovietica. Il presidente russo ha dichiarato che il suo omologo ucraino, Volodimir Zelensky, non era solo di origine ebraica, ma che tre fratelli di suo nonno furono uccisi dai nazisti durante l'occupazione del Paese nel 1941. L'identità nazionale russa si basa sull’enorme sacrificio dell’Armata Rossa con 26 milioni di morti, durante la seconda guerra mondiale. Molti politici e funzionari sono ancora irritati da qualsiasi quesito tendenzialmente falso sul ruolo svolto dall'URSS, tra il 1939 e il 1945. Di conseguenza, il Cremlino continua giustamente a combattere il falso storico su numerosi episodi di quanto accaduto, in cui si evidenzia il ruolo decisivo, storicamente vero, dei sovietici nella sconfitta contro i nazisti.

La memoria collettiva degli attacchi di Adolf Hitler è una delle frontiere più sanguinose del conflitto mortale della storia umana, come risultato del genocidio e della pulizia etnica. In uno dei punti dell'operazione Barbarossa, la Wehrmacht entrò in territorio ucraino intorno al 1941, istituendo il Reichskommissariat Ucraina -Commissariato Imperiale dell'Ucraina–, che comprendeva anche la Bielorussia e parte della Polonia. Mentre una parte della popolazione collaborava con i tedeschi, un'altra subì non meno persecuzioni e sterminio. La steppa ucraina entrò in gran parte del Commonwealth polacco-lituano, forgiando la sua inclinazione occidentale, attraverso il Trattato di Pereiaslav, nel 1654, assicurando la protezione zarista alle cose di Zaporozhia.

Successivamente, ottenne una breve autonomia durante la rivoluzione bolscevica, l'adesione all'Unione Sovietica e durante il periodo di carestia del 1932-1933, che nonostante colpì diversi territori della federazione comunista, l’Ucraina lo considerò presto un genocidio, provato essere falso nei termini propagandistici occidentali, all'interno del processo di collettivizzazione della proprietà rurale ucraina. Così, il piatto era servito da un germinale nazionalismo ucraino che vede l'occupazione nazista come un'opportunità, facendone anche parte perché disincantata dal trattamento espansivo della popolazione slava, che gli ariani consideravano subumani.

Chi pagherà la ricostruzione dell’Ucraina?

L’Unione Europea si è già attivata per la copertura della maggior parte dei costi di ricostruzione dell’Ucraina. E, quindi, la prima domanda sorge spontanea. Chi pagherà, quali categorie di donne e uomini, quali classi sociali, pagheranno tale ricostruzione causata dalla cieca genuflessione dell’Unione Europea agli interessi degli Stati Uniti e della NATO, braccio armato del paese nordamericano e del complesso militare industriale atlantico?

E mentre Bruxelles stima centinaia di miliardi di euro necessari per la ricostruzione dell’Ucraina, il governo ucraino stima mille miliardi (1 trillion) di dollari. E il nostro paese si impoverisce a vista d’occhio. Intanto, la Commissione europea ha già comunicato in modo chiaro come stia lavorando a uno strumento europeo in modo tale che sia l’Unione Europea stessa a dover pagare gran parte del conto. Paradossalmente, più armi si invieranno alle milizie ucraine, più salata sarà la quotidianità per le lavoratrici e i lavoratori italiani ed europei.

*Convergenza Socialista
Maddalena Celano, responsabile esteri
Manuel Santoro, segretario generale

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