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Krusciov, Tito: revisionisti al potere

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Convergenza Socialista continua il suo lavoro di verità su Stalin. In questo video, discutiamo di altri revisionisti del marxismo-leninismo. Dopo aver discusso ed enfatizzato le menzogne, gli intrighi e le falsificazioni di Trotsky, soprattutto, e con lui, di Bucharin, di Kamenev e di Zinoviev, passiamo ora a Krusciov e Tito.

Scrive Martens che

“quando Krusciov prese il potere, modificò completamente la linea del Partito. Per fare ciò doveva denigrare Stalin e la sua politica marxista-leninista. In una serie di calunnie inverosimili, arrivò perfino a negare gli immensi meriti di Stalin nella preparazione e nella conduzione della guerra antifascista.”

Nessuno però levò proteste indignate. Solo dopo molti anni, Zukov, Vasilevskij, Rokossovskij e altri dissero la verità su Stalin. Zukov, per esempio, nelle sue memorie pubblicate nel 1970.

Scrive Martens che tale comportamento di assoluto mutismo

“la dice lunga sulla degenerazione politica già in corso. Eppure nella sala c'erano decine di marescialli e di generali che sapevano quanto queste parole fossero ridicole. Sul momento non aprirono bocca. La loro stretta professionalità, l'elitarismo militare, la negazione della lotta politica all'interno dell'esercito, il rifiuto della direzione ideologica e politica del Partito sull'esercito: tutto ciò li avvicinava al revisionismo di Krusciov. Zukov, Vasilevskij, Rokossovskij, praticamente tutti i grandi capi militari, non avevano mai accettato l'inevitabilità dell'epurazione dell'esercito nel 1937-1938. Non avevano nemmeno capito i risvolti politici del processo a Bucharin. Per queste ragioni sostennero Krusciov quando costui sostituì il marxismo-leninismo con delle tesi ricavate dai menscevichi, dai trotzkisti e dai buchariniani. Ciò spiega perché i marescialli avallarono le menzogne di Krusciov che riguardavano la Seconda Guerra mondiale. Essi avrebbero confutato queste menzogne più tardi nelle loro memorie, quando non ci sarebbero più state conseguenze politiche e queste questioni sarebbero divenute puramente accademiche.”

Il secondo falso comunista di cui discutiamo nella video-lezione di oggi è Tito.

Scrive Martens che

“i partiti comunisti dell'Europa dell'Est, che, nel corso degli anni 1945-48, guidarono aspre lotte per il passaggio al socialismo, avevano molta meno esperienza del Partito sovietico. Ideologicamente erano poco solidi: l'ingresso di centinaia di migliaia di nuovi membri, che in parte provenivano dalle correnti socialdemocratiche, li rendeva assai permeabili all'opportunismo e al nazionalismo borghese. Dal 1948, si impose a capo del Partito Comunista Jugoslavo la corrente socialdemocratica antisovietica.”

Emerse la figura revisionista di Tito, lontano assolutamente dal marxismo-leninismo. Riporta Martens, riprendendo Klugmann: entrarono nel Partito Jugoslavo

“decine di migliaia di kulaki, di borghesi e piccolo-borghesi. Tito si appoggiava sempre di più a questi ultimi nella sua lotta contro gli autentici comunisti. Il Partito non aveva una vita interna normale, non c'erano discussioni politiche al suo interno e, di conseguenza, né critiche né autocritiche marxiste-leniniste; i dirigenti non erano eletti, ma cooptati.”

Riporta Martens che

“nel giugno 1948, l'Ufficio di Informazione dei partiti comunisti [Kominform], che raggruppava otto partiti, pubblicò una risoluzione che criticava il Partito Jugoslavo. Essa sottolineava che Tito non dava importanza né all'intensificazione delle differenze di classe nelle campagne né all'aumento di elementi capitalisti nel paese. La risoluzione affermava che, partendo da una posizione nazionalista borghese, il Partito Jugoslavo aveva spezzato il fronte unito socialista contro l'imperialismo. Il testo diceva: ‘Una tale linea nazionalista non può che condurre alla degenerazione della Jugoslavia in una qualsiasi repubblica borghese.’ Registrata questa critica, Tito scatenò un'epurazione di massa. Tutti gli elementi marxisti-leninisti furono eliminati dal Partito.”

Sin dal 1948 i titini ripresero la teoria socialdemocratica del passaggio al socialismo senza lotta di classe, e di conseguenza si allontanarono definitivamente dal marxismo-leninismo. Dal 1953, Tito reintrodusse la libertà di acquistare e vendere la terra, e di assumere operai agricoli. In perfetto stile trotskista, la Jugoslavia sostenne l’aggressione americana contro la Corea.

Tito divenne una pedina importante della strategia anticomunista degli Stati Uniti e del capitale finanziario. Dichiara lo stesso Tito nel 1951:

“nel caso di un attacco sovietico in qualsiasi parte dell'Europa, anche se fosse avvenuto a migliaia di chilometri dalle frontiere jugoslave, egli si sarebbe battuto a fianco dell'Occidente... La Jugoslavia si considera una parte del muro di solidarietà collettiva costruito contro l'imperialismo sovietico”.

Esattamente in perfetto stile trotskista.

Il titoismo, quindi, scrive Martens

“si installò al potere nel 1948 come corrente nazionalista borghese. Fu iniziando con il nazionalismo che in Jugoslavia tutti i principi della dittatura del proletariato furono abbandonati. Il nazionalismo è stato il terreno su cui sono fiorite teorie trockijste e buchariniane.”

Stalin, invece, è stato sempre un feroce nemico e avversario di ogni nazionalismo e come scrive Martens

“capiva anche che il nazionalismo borghese poteva essere utilizzato come una temibile arma antisocialista.”

Che cosa è, allora, la

“deviazione verso il nazionalismo”? Stalin ci porge la definizione: “La deviazione verso il nazionalismo è l'adattarsi della politica internazionalista della classe operaia alla politica nazionalista della borghesia. La deviazione verso il nazionalismo riflette i tentativi della propria borghesia nazionale di scalzare il regime sovietico e ristabilire il capitalismo. È l'abbandono dell'internazionalismo leninista.”

Continua - ecco il link
https://youtu.be/MqmyH4jjoPQ

Convergenza Socialista

Partito politico socialista, avanguardia del socialismo scientifico, per il raggiungimento della società socialista.

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