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Il Socialismo è coscienza e lotta di classe

Il Socialismo è coscienza e lotta di classe

La nostra missione

Nell’autunno dello stesso anno in cui moriva Friedrich Engels, Lenin scrisse il suo articolo biografico sul grande socialista aprendolo con alcuni concetti chiari che ribadiscono come “nella loro opera scientifica Marx ed Engels furono i primi a spiegare che il socialismo non è un'invenzione da sognatori, ma lo scopo finale ed il risultato necessario dello sviluppo delle forze produttive della società moderna. Tutti ora sono consci del fatto che la storia fino ad oggi è stata la storia della lotta delle classi, della successione dei ruoli e della vittoria di alcune classi sociali su altre...Ed ogni lotta di classe è una lotta politica.

Esattamente come Lenin nel passaggio appena riportato, la nostra rivista riporta costantemente l’attenzione sul concetto di lotta di classe, di lotta tra i due grandi campi avversi. Oppressi contro oppressori. Ed esattamente come Lenin nel suo “Che fare?” critica aspramente gli esponenti fautori di una sorta di economismo che allontanava le classi lavoratrici dalla lotta politica dirigendola verso forme di lotta di fabbrica per il solo miglioramento delle condizioni economiche dei lavoratori senza alcuna prospettiva politica, io critico le moderne forme di distrazione di massa che oggi reclutano forze vitali all’interno di sterili filoni propagandistici conosciuti sotto il nome di sovranismo, populismo, patriottismo.

Ogni epoca evidentemente ha le sue distrazioni per le classi meno abbienti le quali, invece di concentrare il proprio pensiero e la propria azione sul conflitto tra classi, si perdono in inutili conflitti tra sovranità, patrie, sovrastrutture. Se il capitalismo (e il liberismo, si intende) è l’avversario politico dei socialisti, i sovranismi e i populismi non sono altro che strumenti di distrazione di massa in mano ai padroni. Che i socialisti lo sappiano! E Lenin, così come Marx ed Engels naturalmente, se ci vedesse oggi scriverebbe le stesse parole scritte nel 1895, ovvero che l’opera compiuta “da Marx ed Engels è ora adottata da tutti i proletari che stanno lottando per la loro emancipazione; ma quando negli anni Quaranta i due amici entrarono nei movimenti sociali e nella letteratura socialista del loro tempo, essa era assolutamente nuova. C'erano molte persone, talentuose e meno talentuose, oneste e disoneste, che, assorbite dalla lotta per la libertà politica, dalla battaglia contro il dispotismo dei re, della polizia e dei preti, non riuscivano a vedere l'antagonismo esistente tra gli interessi della borghesia e quelli del proletariato.

Per questo motivo si riparte da Marx. Il socialismo riparte da Marx ed Engels. Noi, come partito e rivista, ripartiamo da Marx ed Engels. E’ assolutamente necessario per evitare che il socialismo venga definitivamente assorbito, nella storia, nella memoria e nello spirito, dai revisionisti e dagli opportunisti.

Il nostro compito è riportare il socialismo a casa, dopo troppi decenni, più di un secolo di distorsioni e tradimenti, in effetti. Il nostro compito è, quindi, chiaro e sarà una lunga battaglia politica non solo contro gli avversari di sempre, contro le armi di distrazione di massa in questo intervento menzionati, ma contro quella collettività di sedicenti socialisti che intendono il socialismo come strumento del capitale per l’addolcimento coatto dell’esistenza schiavizzata dell’essere vivente. Naturalmente non è così e su questo daremo battaglia. Con il mio e il nostro lavoro, grazie al lavoro di questa rivista, il socialismo torna a casa.

Date

16 Marzo 2019

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