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Il Manifesto del Socialismo

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Il socialismo è la prima fase della società comunista. Oggi, quindi, siamo tutte e tutti socialisti, poiché è compito di tutte e tutti, militanti, guidare la classe operaia al socialismo, per poterci poi avviare verso la società senza classi sociali. Rivoluzione socialista, presa del potere politico, istaurazione della dittatura del proletariato. Questi i compiti della classe operaia sotto la guida del suo reparto più avanzato, più cosciente, più preparato: il nostro partito marxista-leninista.

I padroni, i capitalisti grandi e piccoli, i proprietari dei mezzi di produzione e di scambio non ci daranno mai strada libera. La lotta di classe è reale. Il nostro compito è guidare la classe operaia al potere. Non vi è altro obiettivo per una organizzazione socialista come la nostra. Donne e uomini militanti uniti in questa lotta.

Per queste ragioni continuiamo il nostro lavoro teorico, politico e organizzativo, auspicando un risveglio delle coscienze. Educazione marxista-leninista, organizzazione del partito e propaganda politica sono gli ingredienti minimi per essere parte dell’avanguardia della classe operaia nella sua eterna lotta per la propria emancipazione reale e per la realizzazione della società socialista. Qualsiasi operaia o operaio, lavoratrice o lavoratore salariato dovrebbe far parte di una organizzazione marxista-leninista come la nostra. Se non si è parte di questa lotta stando dentro l’organizzazione, allora si aiutano i capitalisti.

A questo serve il nostro MANIFESTO DEL SOCIALISMO.

 

Introduzione del MANIFESTO DEL SOCIALISMO

Pochi anni addietro abbiamo avviato il percorso della costruzione di una soggettività politica e partitica del tutto slegata dalle beghe del residuale socialismo italiano, e lo abbiamo fatto non per saccenteria o egocentrismo, ma per la semplice presa di coscienza che avviare un discorso socialista richieda oggi spostarsi su un terreno del tutto nuovo, lontano dalle macerie del socialismo italiano, e di cominciare a lavorare dalle fondamenta per la costruzione di una soggettività che sia nuova, seppur incameri l’insegnamento fatto di lotte, vittorie e sconfitte, dei tanti decenni passati.

Avevamo capito, alcuni anni fa, che se il socialismo è la necessaria alternativa alla centralità del capitale, le soggettività politiche che in Italia e in Europa si definivano socialiste erano ormai poco più che inutili assistenti di quel mondo liberal-globalista che da diversi decenni si è andato instaurando ovunque. L’idea stessa del socialismo in quanto alternativa era stata tradita dall’interno e in modo definitivo. Ora si tratta di ricostruire.

Non si tratta di ricostruire solo un soggetto politico socialista. Non è assolutamente pensabile poterlo fare senza un processo chiarificatore su cosa sia il socialismo e quali debbano essere le direttrici politiche e programmatiche per avviarci sul giusto sentiero. Se il socialismo, come è ovvio, non è solo diritti civili, come in tanti hanno cercato di farci credere, ma è l’alternativa di struttura al nostro mondo globalizzato, allora esso va definito, collocato nel tempo e nello spazio in modo chiaro. Il nostro compito in questo lavoro sarà, quindi, duplice: da una parte, ridare dignità e anima teorica al socialismo assiomaticamente inteso come proprietà comune e controllo democratico dei mezzi di produzione; dall’altra, avviare un discorso politico che ci aiuti a definire il tragitto da seguire. Se la parte teorica serve a indicare un luogo di arrivo, la parte politica traccia la via definendo quel percorso, cangiante e dinamico a seconda dell’evoluzione politica nazionale ed internazionale, necessario alla costruzione del partito.

Diciamoci la verità. Il socialismo è ormai orfano di una sua collocazione organizzativa e partitica nella società, e lentamente il militante socialista, che aveva un punto di riferimento consolidato nel tempo, si è visto abbandonato e, vagando negli anni alla ricerca di un approdo familiare, si è culturalmente trasformato in qualcosa di diverso oppure eclissato nell’indifferenza. Mi pare che i fatti siano proprio in questi termini. Dobbiamo invertire la rotta. Ecco perché la necessità di questo elaborato. Il Manifesto del Socialismo: per la rifondazione teorica e la ricostruzione organizzativa del socialismo.

Perché allora è fondamentale riattivare l’impianto ideologico socialista? Lenin diceva che “la questione si può porre solamente così: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c’è via di mezzo (poiché l’umanità non ha creato una terza ideologia, e, d’altronde, in una società dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere una ideologia al di fuori o al di sopra delle classi)”[1].

Un primo punto di partenza sarà quello di accogliere gli insegnamenti dei padri del socialismo. Prenderemo in prestito, attualizzandoli, gli insegnamenti di Luxemburg, Gramsci, Marx, Engels, Lenin, e tanti altri. Siamo noi a dover rifondare il socialismo, e sarà nostro l’onere di ricreare le condizioni teoriche per il risveglio del socialismo in questo secolo.

Tornando, quindi, al termine ideologia. Alcune considerazioni sul termine sono dovute tenuto conto delle probabili obiezioni di molti, data la marxiana accezione negativa del termine, in quanto falsa coscienza. Al netto di questa prima connotazione negativa di Marx e Engels, in una sorta di lotta dicotomica tra struttura e sovrastruttura, lo studio e le valutazioni del termine sono andate modificandosi nel tempo acquisendo una accezione positiva, non illusoria o visionaria, ma necessaria, come riportato anche nel passaggio di Lenin appena menzionato. Seppur Marx e Engels siano andati modificando l’opinione sul termine, è il Gramsci che dichiara come l’ideologia sia “il terreno in cui gli uomini si muovono, acquistando coscienza della loro posizione, lottano, ecc.”[2] e costata come le ideologie, anche per Marx, siano tutt’altro che illusioni e apparenza; sono una realtà oggettiva ed operante, ma non sono la molla della storia, ecco tutto. Non sono le ideologie che creano la realtà sociale, ma è la realtà sociale, nella sua struttura produttiva, che crea le ideologie. Siamo qui naturalmente nel campo marxiano per cui la realtà sociale è la realtà oggettiva che opera nella struttura produttiva, mentre l’ideologia è la realtà oggettiva che opera nelle sovrastrutture.

Ma l’ideologia è naturalmente teoria, pensiero, che non può incidere sulla realtà sociale se non attraverso l’azione politica diretta. È la realtà sociale, sono i rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle forze produttive materiali che costituiscono la struttura economica della società. Usciti dal terreno dell’analisi, quindi, bisogna proporre un’alternativa di società e l’ideologia diviene lo strumento per una prima percezione di dove siamo, chi siamo, come siamo organizzati, quale grado di sviluppo delle forze produttive la società ha raggiunto, per poi poter indirizzare le forze costruttive del partito e della classe lavoratrice, classe di riferimento di cui il partito difende gli interessi, per il raggiungimento di una società alternativa; società raggiungibile attraverso l’attuazione di una precisa azione pratica.

In questo senso l’ideologia continua a non creare la realtà sociale ma, analizzandola, può foggiare le basi teoriche e politico-programmatiche per una trasformazione della realtà sociale attraverso l’azione del partito e della classe sociale di riferimento. Smette inoltre di essere falsa coscienza, poiché l’impianto ideologico si fa promotore di una presa di coscienza della realtà sociale e, ancorandosi ai processi produttivi in atto, cerca di definire la via per l’alternativa di società.

L’ideologia socialista, quindi, dove il termine socialista definisce naturalmente un indirizzo politico chiaro.

[1] Vladimir Lenin, Che fare?, edizioni Lotta Comunista, Milano, 2015
[2] Antonio Gramsci, Un elemento di errore – Q7, Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, Editori Riuniti, Roma, 2000 

Per approfondire → https://www.convergenzasocialista.it/index.php/scuola/libri/184-manifesto-del-socialismo-santoro-cs

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